va in scena tubology

Sabato 15 febbraio abbiamo ospitato il professor Farluk, alias Marco Testa, che ci ha intrattenuto per più di un’ora sui misteri della tubologia con il lab di teatro scienza Tubology.

Ovviamente la tubologia non esiste, eppure Marco Testa, che nella vita reale è un “realissimo” professore di Fisica della Bicocca, ha catalizzato l’attenzione di adulti e bambini con le sue invenzioni come il “tubofono full duplex” e il tubo sparapatate.

Tutti accessori un po’ bizzarri di sua invenzione che però, se osservati da vicino, nascondo sani e ineccepibili principi di fisica. Niente di meglio per comprendere le leggi di una materia tanto difficile, se studiata sui libri, ma così presente e nel vivere quotidiano.

Due chiacchiere con Marco Testa

Come è nata l’idea di Tubology?

Tubology è un’idea nata da due amici e ex colleghi, entrambi fisici e appassionati di fenomeni che fanno pensare. Piuttosto che proporre uno spettacolo-dimostrazione basata su un concetto fisico, si è deciso di concentrare l’attenzione sull’esplorazione di una sola tipologia di oggetti, i tubi, con i quali però si possono produrre vari fenomeni che rimandano a concetti come la pressione, il suono, le onde stazionarie, la spinta idrostatica e altro, senza per altro quasi mai nominarli.


Lo spettacolo è adatto a tutti oppure solo per bambini di una certa età?

E’ adatto appunto un po’ a tutti perché in scena ci sono i fenomeni con semplici oggetti e quelli sono alla portata di tutti, non ci sono delle spiegazioni astratte. Le interpretazioni sono lasciate al pubblico, che spesso torna a casa con più domande di quelle che aveva all’inizio. Alla fine i più curiosi si avvicinano sempre per chiedere spiegazioni più specifiche.
i: oltre a divertirsi si impara quindi?m: si impara a stupirsi, a non accontentarsi di risposte preconfezionate, a fare ipotesi che poi vanno verificate. E che nella scienza serve una buona dose di creatività e talvolta anche un po’ di follia.

Oltre a divertirsi, quindi, si impara?

Si impara a stupirsi, a non accontentarsi di risposte preconfezionate, a fare ipotesi che poi vanno verificate. E che nella scienza serve una buona dose di creatività e talvolta anche un po’ di follia.